13 oct. 2010

"A" come Arrived to Boston

Salve a tutti, vicini e lontani

La mia "rubrica delle pispole ammericane" seguirà un rigoroso ordine alfabetico ed è abbastanza facile intuire che cominceremo con la lettera "A": "

A" come "Arrived to Boston".
(suono di trombe)

La verità è che è tutta fortuna che io sia riuscita a entrare negli States, giacché ho provocato il caos alla frontiera.
Dopo un numero infinito di ore d'attesa in Portogallo e un viaggio transatlantico in compagnia di uno stuart eccitatissimo, sui 50 anni, appena tornato dal gay pride e un signore del "jet set" che s'è ritrovato per sbaglio in classe turistica e ha rotto le palle lui e le bottigliette di vodka per 8 ore di volo, riesco ad atterrare a Boston.
La prima cosa che vedi, a Boston, è la Bandiera americana.
La seconda... anche.
E anche la terza.
È il leitmotiv dell'America: la bandiera a stelle e a strisce.

Dopodiché si arriva alla frontiera.
La frontiera aeroportuale è strutturata come il pedaggio dell'autostrada.
Arrivi, ti infili nel corridoio e il grasso poliziotto di frontiera, perennemente irritato, ti saluta:

Policeman: Sgrunt...
SuperFlavia: Salve come va?
Policeman: Sgrunt. Documenti.
SuperFlavia: (mi ero preparata una cartellina con tutto, ma proprio tutto) Ecco...questo è il passaporto...ehm...qui c'è l'ESTA, il visto d'entrata, la lettera di invito dell'Università americana ...ehm...e qui i due foglietti che mi hanno dato sull'aereo (inutili, ma vabbè)...
Policeman: Alcool?
SuperFlavia: prego?
Policeman: Alcool? Ha alcool da dichiarare?
SuperFlavia: Si, Bacco, tabacco e Venere...tutto del duty free. tranne Venere, eheheh quella sono io...
Policeman: Non capisco...ha alcool si o no?
SuperFlavia: ...ehm...sì, sì una bottiglia di liquore per Paolo...e una stecca di sigarette per Pietro e...
Policeman: Motivo della visita...
SuperFlavia: Studente in visita e ricercatrice
Policeman: studente o ricercatrice?
SuperFlavia: ehm.. tecnicamente entrambe...
Policeman: no! pùò sceglierne una, solo una...
SuperFlavia: in che senso?
Policeman: ...
SuperFlavia: ok...studente.
Policeman: e la pagano per stare qui?
SuperFlavia: e certo!
Policeman: Come la pagano?????!!!!gli Stati Uniti d'America la finanziano?
SuperFlavia: no...gli Stati Uniti no...
Policeman: il biglietto chi gliel'ha pagato?
SuperFlavia: e me lo sono pagato io...
Policeman: chi le ha dato i soldi???!!
SuperFlavia: senta, non capisco che vuole sapere.
Policeman: a lei chi la paga?
SuperFlavia: la mia università.
Policeman: allora è ricercatrice!
SuperFlavia: come lei preferisce, signor poliziotto..mi sta facendo venire il giramento di capa...
Policeman: Ha un biglietto di ritorno?
SuperFlavia: no.
Policeman:  come no????!!!!

(le restrizioni in America per chi vuole rimanere e "rubare lavoro" seguono un codice parafascista)

SuperFlavia: tecnicamente non ce l'ho...cioè devo fare il check in il 25 di settembre e lì emetteranno il biglietto e quindi lo avrò fisicamente tra le mani. Quello che ho ora è una sorta di biglietto elettronico che mi ha dato l'agenzia di viaggi online dove ho comprato il passaggio aereo...
Policeman: va bene ..va bene.. metta le 4 dita della mano sinistra... la sinistra signorina!!!! e il pollice... e le quattro dita della mano destra...e il pollice... guardi nella webcam.... bene... se ne vada...
SuperFlavia: Amabile

Ora, capisco che a domanda semplice ---> risposta semplice.
ma le domande non erano proprio precise precise...
comunque...

La casa non è male. Un appartamento di 4 stanze, due bagni, una cucina molto grande, un salone e un porche, ossia una terrazza con un salottino all'aperto.
Il problema è il caldo...fa un caldo che ti impedisce di pensare.
Sudi anche se stai fermo.
Difatti, nel mio primo giro a Harvard ho avuto la mia prima insolazione.
E prendere un'insolazione a Boston è da barzelletta!

Il Campus di Harvard mi è piaciuto... ma mi aspettavo qualcosa di più, come dire, qualcosa di più imponente.

I compagni di casa di Pietro sono piacevoli.
C'è una ragazza di Salerno, si chiama Chiara e un ragazzo che assomiglia a sidney porier che non ricordo bene come si chiama.

Ovviamente a causa del caldo infernale non ho neanche avuto il tempo di avere il Jat lag perché alle 5.30 del mattino stavo sveglia, in un mare di sudore e con un principio di esaurimento nervoso. Sono andata a fare colazione. Si era svegliato anche Sidney Potier ed è venuto a fare colazione con me.

Ora, mamma e papà che mi conoscono e anche amici e amori sanno che io, al mattino, sono un Troll...
non mi si deve parlare prima del caffè perché grugnisco invece di rispondere e devo stare almeno 20 minuti in catatonia per poter ritrovare la lucidità.
Mentre prendo il caffè questo mi guarda e fa...

- Che bel sorriso che hai ...così naturale..
- ...prego?
- ..e la tua pelle ...ma soprattutto quello che mi piace di te sono i capelli...
(NB, appena sveglia ho i capelli a "nido di rondine")
- ...ehm...ci conosciamo da 15 minuti e già mi stai mettendo in imbarazzo? Bel modo di cominciare Kunta Kinte!! Comunque non sono abituata a ricevere i complimenti appena sveglia alle 6 del mattino...
- C'è un momento preciso in cui ti fanno i complimenti? -dice sorridendo
- Sì. ...Mai!

poi si rende conto che è in ritardo e dice: ok! so...we are connected...
e se ne va.

Connected? Ma che stai, in Avatar?

Vabbè, dopo la proposta, Harvard e l'insolazione ho fatto la spesa e cucinato la paella.
Perché io sono furba: so che questa gente mangia cibi di plastica e per farmi volere bene, gli ricordo che a parte dello stomaco hanno il palato.
Difatti ho spaccato. Solo che abbiamo mangiato a lume di candela perché l'eccesso di calore, ergo condizionatori a palla (che noi non abbiamo: questa casa è un forno) ha fatto saltare la luce in tutto il vicinato provocando panico e attacchi d'astinenza da tecnologia giacché, ovviamente, erano saltati TV e routers e la gente s'è isterizzata: per la prima volta dal Millennium Bag ha dovuto alzare la testa dal monitor.
E bisogna capirli: non sono abituati ...

Ad ogni modo ho avuto la possibilità di tastare un po' di "real american way of life": a parte le bandiere, le macchine enormi e la faccia bianca bianca della gente, ogni due o tre case c'è una etichetta con la bandiera ammericana sulla porta d'entrata. Ci sono due varianti: una dice "9/11 we'll never forget" e l'altra "freedom is not free" ossia, la libertà non è gratis o la libertà si paga. Ma siccome "free" significa anche "libero/a" potrebbe dare adito ad una seconda interpretazione (se già la prima non fosse abbastanza terrificante)  e cioè: "[qui] la libertà non è libera". Ed ho il sentore che sia vero.

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