7 mar. 2011

Coccigi e manici di scopa: la solidarietà a 160km/h

Questo fine settimana ho passato almeno 8 ore in moto. Risultato: gravi lesioni al coccige e una stanchezza fisica pari a quella che si prova dopo una giornata di lavoro nel campo. Con la differenza che le calorie bruciate in moto sono, più o meno, zero.

Ad un certo punto, il dolore si fa così pungente che cominci a pensare: "adesso mi tiro giù dalla moto in corsa!" "Per favore, un incidente, adesso...mo' mo', obbì!".
Anche se gridi, chi guida non ti sente e non c'è un codice specifico per dire: "fermati un momento, cazzo! ché mi duole il culo". E se gesticoli davanti al casco di chi ti sta davanti, quello pensa che stai allucinando col paesaggio e, semplicemente, annuisce lateralmente con fare soddisfatto.

Se leviamo l'angustia della posizione a bauletto, andare in moto è spettacolare.
E visto che non puoi comunicare col tuo accompagnatore, si può trasformare in un ottimo momento per pensare.

In più, le strade statali della Galizia sono maestose, con foreste rossastre che circondano l'asfalto e fiumi che fanno capolino alla fine di pendii scoscesi, con piccole cascate d'acqua che marcano un prima e un dopo della vegetazione, con campi verdi, colori terra e il sole che illumina tutto, facendo brillare la umida flora di questa terra.

Dopo aver fatto due volte il Cammino di Santiago, posso affermare che percorrere la Galizia a piedi è come essere dei fotografi specializzati in macro. Vedi i particolari, i dettagli, senti l'odore della legna bruciata, arrivi incluso a distinguere attraverso l'olfatto, il tipo di merda che impregna la zona, se è di vacca, se è di cavallo...

Andare in moto, è come avere un grandangolare: 180º di piacere visivo che abbracci mentre la moto va, rapida, attraverso odori e fotogrammi che si sfumano in altri odori e altri fotogrammi così velocemente che non si fa a tempo ad assimilarli. Ma hai una visione complessiva inebriante. Gli occhi si riempiono di strutture architettoniche complesse, ognuna con i suoi fuochi e la sua profondità.

Il passaggio più poetico di questo "cammino" fu un'aquila che, sulla via di Padrón, per pochi secondi si elevò sulle nostre teste, facendomi sentire come la protagonista delle righe di un racconto western...

Insomma: bene.

Lasciando a un lato la poesia, devo dire che i motociclisti sono strani.
Hanno un codice "solidario" (non posso evitare gli spagnolismi) estremamente primitivo. Si salutano con le due dita della mano destra a formare una "V" mentre corrono sul manto stradale, a partire da una certa cilindrata in su. 125cc è il minimo per formar parte di questa peculiare tribù fatta di persone senza volto e senza identità.

Sinceramente: è affascinante.

Nonso se considerarla un'attitudine totalmente classista o il prototipo di una concezione avanzata della solidarietà umana. Se uno lo guarda secondo la prospettiva "motocentrica", sono dei cazzoni che si riconoscono per uno status determinato unicamente dal "possedere una moto". Ma se si pensa che attraverso quel buffo travestimento fatto di calzamaglie, guanti, giacchette sbrilluccicose e a tratti ghey e caschi di cattivissimo gusto estetico, non ci sono differenze di colore, di ideologia, di sesso e religione ...è assolutamente affascinante.

En fin, è quello che l'essere umano dovrebbe fare. Cancellare le differenze e unirsi naturalmente sotto i principi di un'etica comune. Senza ideologie che marcano la differenza tra un "sono d'accordo" e un "sono contro"... senza colori che distraggono il personale, così abituato a dividere il suo essere in "quelli come me" e "quelli altro da me"...
Poco pratico in questa era.

Andare a 160km/h è una sensazione bellissima.
Ancor più bello sarebbe, potersi alzare e volare.
Invece si sta, come d'autunno sugli alberi le foglie, sul sellino...

2 comentarios:

maria dijo...

Insomma, sta Galizia, che al momento conosco solo per la cucina pezzotta, ci piace. Ci piace meno, anche perché se no de che magno, l'idea di cancellare le differenze: e poi come distingui la merda di vacca da quella di cavallo? :D Ma nooo, se per rispettarsi gli uomini si devono "accummigliare" con caschi di pessimo gusto (che mi sa che una cosa simile, da qualche parte del mondo, la sperimentano con fortune alterne sulle donne :p ), per favore, mancatemi di rispetto! :D Intanto concordate un segno che significhi "me duele el culo", che so, gli apri la visiera e gli chiacchi un occhio... Cose così!

Flavia "Fionn Oir" dijo...

Quando verrai in Galizia, nuncioddicere che la cucina è pezzotta: quelli se la prendono a male! A parte che hanno un "queso tetilla" che è la fine del mondo...e un vino, Maria..un vino...mmmh!

Sulle differenze.
Il pensiero che l'essere umano si riconosca unicamente per il fatto di "essere umano", tralasciando a livello macrostrutturale le differenze, non è un'idea malvagia.
Ovvio che ognuno contribuisce a livello microsistemico con il suo proprio "io"...
Non intendevo promuovere la moda del burka a livello planetario: semplicemente, proponevo o meglio riflettevo su come sarebbe più "naturale" livellare determinate differenze.
Unicamente a livello macrosistemico.

Mantenere determinate differenze, fa parte della natura. Ma ce ne sono alcune che sono state "imposte" culturalmente o politicamente.

Spero d'essermi spiegata, altrimenti passo per facinorosa pro velo.

Ps. La merda di vacca è più pungente, sa più a merda. Quella di cavallo, sa a merda&pagliasecca: meno intenso.