29 sept 2011

L'auto e le sue varianti...

Forse solo l'autocommiserazione è peggio dell'autoelogio. L'automobile va bene. L'autorità non sempre. L'autoanalisi sì, e anche l'autocritica. Così si evita uno di quei lussi borghesi tanto alla moda oggigiorno, ossia la visita settimanale allo stizzacervelli, che fa tanto "Desesperate&Chic". L'autonomia, dipende. Se è personale, sì. Se è territoriale, che noia. L'autostop è comodo. E io non ho mai negato un passaggio a nessuno. L'autore è una categoria ambigua. L'autoerotismo è un posto meraviglioso dove non esiste autogamia. L'autoritratto è un'autoproduzione. L'autolatria è un processo di autoctisi che fa bene all'autostima. L'ironia è perdere l'autobus...

10 mar 2011

Colazione da Paolo Garimberti: Ferrara, Sgarbi e Contumelie (o, de la Fiera della sicumera e della millanteria)

Sono talmente indignata, che quasi mando una mail di contumelie e bestemmie alla RAI.
Non cambierebbe nulla, lo so, ma ho un bisogno impellente di insultarli.

Stamane, come tutte le mattine, mi sono ritagliata una mezzora per leggere il giornale.
(Un'abitudine che dovrò abbandonare, viste le conseguenze)
Nella prima pagina di Repubblica Online, tra una riforma della giustizia (del nostro amato Dott. Angelino Alfano), un Bossi insoddisfatto e il risveglio di una Confindustria che ammette l'esistenza di un "problema petrolio" (cos' 'e pazz'!) che impedisce la ripresa economica, spicca un articolo che sembra più una beffa che una notizia.


Lunedì 14 marzo, in prima serata, comincerà il programma "Qui Radio Londra" dove Ferrara opinerà sulla situazione politica attuale (Ahi lasso, quanti ossimori concettuali in cotante poche parole).

Ma è così. Un altro punto (negativo, Nda) per la TV di Stato. Dopo l'annuncio di un prossimo programma di Sgarbi (!) che andrà in onda ad aprile in prima serata e che già pregusto come un paiolone di convinzioni senza né capo né coda, condite da un linguaggio sublime -evidente ossequio ai maggiori poeti e prosatori della nostra amata patria- questa di Ferrara è un'ulteriore mazzata che non so se la mia ulcera sarà in grado di sopportare.

Quanto guadagnerà? gli chiede il giornalista.
E Ferrara risponde: "Tremila euro a puntata, 15 mila euro a settimana. Contratto di due anni, opzione per il terzo" [sic].

Gentili signori,
Non so voi, ma io sono abbastanza seccata che si paghi Ferrara per esprimere un’opinione (che già sappiamo, aggiungerei):
 
Non è il prezzo che mi offende (anche quello, perdio! Ché io, quindicimila euro, non li guadagno neanche in un anno lavorando come ricercatrice, così come non li guadagna uno che lavora in fabbrica) ma la proposta: perché non mettere un un babbuino a scorreggiare in prima serata? Ha lo stesso valore culturale/politico.

E il prezzo, sì. Anche quello mi turba: in un momento di crisi, dove Istituti di Ricerca non trovano finanziamenti, dove il livello di povertà ha raggiunto limiti incredibili, dove il debito pubblico è di 1.838,296 miliardi di euro (luglio 2010) uno dei più alti di tutti i Paesi occidentali (superiore al 110% rispetto al Pil), pagare somme tali a lacchè e pagliacci da circo di provincia mi sembra un affronto a chi, con umiltà e con fatica, lavora giorno dopo giorno per garantirsi la sopravvivenza.

Perché non parliamo di vivere. No.
A noi non è dato tale lusso.
Parliamo di sopravvivere.

Sopravvivere lontano da casa, dalla famiglia, dagli amici, da quella che è stata la propria culla, la terra dove ognuno di noi è maturato come "frutto di innumerevoli contrasti d'innesti" e che, nel bene o nel male, ha determinato il proprio percorso, come Itaca per Ulisse. Con la differenza che, personalmente, a Itaca, non ci voglio più tornare.
Non con le attuali condizioni di assuefazione alla volgarità e alla mediocrità culturale.

O, anche, sopravvivere in quella terra senza futuro dove l'unica cosa concessa è il diritto di abbassare la testa di fronte alle porcherie e agli scandali che contaminano la vita quotidiana dei miei compatrioti (tanto a livello locale, come nazionale).

La peculiarità evolutiva dell'essere umano è l'adeguarsi all'ambiente che lo circonda e modificarlo secondo le sue necessità. 
Gli italiani hanno imparato ineccepibilmente la prima lezione. 
Si adeguano così bene che hanno finito per trasformarlo in virtù: accettano essere schiavi con un certo piacere masochista, come se il "sopportare" fosse un valore aggiunto, una nobile capacità non di tutti...

Radio Londra, poi.
Quanto è vero che l'Italia non ha una memoria storica.

Ma sono i dettagli quelli che fanno di un quadro, un'opera d'arte.

In primis, l'attacco alle "capere" che frugano tra le pieghe della vita del Premier.
"Crociata neopuritana", la chiama.
E vabbè...
"Sull'inchiesta di Milano però ho le idee chiare: è un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati. Un boomerang per gli oppositori del premier"

Questa affermazione è di una tale indecenza che vorrei sapere se il giornalista che lo ha intervistato (tal Goffredo de Marchis) è tornato a casa con la voglia disperata di fare

"C:\cervello\09032011\intervistagiulianoferrara.bat"
"@deletefile\intervistagiulianoferrara.bat"

per eliminare anche l'ultima traccia della spiacevole esperienza o se davvero s'è sentito protagonista di un'intervista come quella di Lamberto Sechi a Montanelli (se la sua risposta fosse la seconda, non mi turberebbe: in fondo anche Giorgia Meloni è giornalista! [vedi nota al fondo])

e infine:
"Non sono Biagi, non accarezzo il pelo del gatto nel verso giusto. Ho messo in conto le critiche."

E qui, come dice un caro amico, inevitabilmente prudono le mani.


Nota al fondo. La Meloni nel suo recente articolo (pubblicato su Il Giornale, dove se no!) sul 17 di marzo ci delizia, tra lacrime e sangue, sul nuovo compleanno collettivo italiano. I famigerati 150 anni dell'Unità d'Italia. Nobile tentativo, se si pensa che Bossi sta cercando, almeno da 40 anni, di scardinare questa unità. E passi pure che l'articolo della giornaministra può essere letto come una piaggeria ai Savoia (perché ci siamo uniti sì, ma sotto lo stendardo di un re straniero giacché mi sembra che la Borgogna fosse francese e non italiana) ma dire "E sono colpevole di apologia del fascismo se ritengo che la data di nascita della nazione italiana si collochi nel Risorgimento e non nella Liberazione" (sic) è da analfabeti storici.

7 mar 2011

Coccigi e manici di scopa: la solidarietà a 160km/h

Questo fine settimana ho passato almeno 8 ore in moto. Risultato: gravi lesioni al coccige e una stanchezza fisica pari a quella che si prova dopo una giornata di lavoro nel campo. Con la differenza che le calorie bruciate in moto sono, più o meno, zero.

Ad un certo punto, il dolore si fa così pungente che cominci a pensare: "adesso mi tiro giù dalla moto in corsa!" "Per favore, un incidente, adesso...mo' mo', obbì!".
Anche se gridi, chi guida non ti sente e non c'è un codice specifico per dire: "fermati un momento, cazzo! ché mi duole il culo". E se gesticoli davanti al casco di chi ti sta davanti, quello pensa che stai allucinando col paesaggio e, semplicemente, annuisce lateralmente con fare soddisfatto.

Se leviamo l'angustia della posizione a bauletto, andare in moto è spettacolare.
E visto che non puoi comunicare col tuo accompagnatore, si può trasformare in un ottimo momento per pensare.

In più, le strade statali della Galizia sono maestose, con foreste rossastre che circondano l'asfalto e fiumi che fanno capolino alla fine di pendii scoscesi, con piccole cascate d'acqua che marcano un prima e un dopo della vegetazione, con campi verdi, colori terra e il sole che illumina tutto, facendo brillare la umida flora di questa terra.

Dopo aver fatto due volte il Cammino di Santiago, posso affermare che percorrere la Galizia a piedi è come essere dei fotografi specializzati in macro. Vedi i particolari, i dettagli, senti l'odore della legna bruciata, arrivi incluso a distinguere attraverso l'olfatto, il tipo di merda che impregna la zona, se è di vacca, se è di cavallo...

Andare in moto, è come avere un grandangolare: 180º di piacere visivo che abbracci mentre la moto va, rapida, attraverso odori e fotogrammi che si sfumano in altri odori e altri fotogrammi così velocemente che non si fa a tempo ad assimilarli. Ma hai una visione complessiva inebriante. Gli occhi si riempiono di strutture architettoniche complesse, ognuna con i suoi fuochi e la sua profondità.

Il passaggio più poetico di questo "cammino" fu un'aquila che, sulla via di Padrón, per pochi secondi si elevò sulle nostre teste, facendomi sentire come la protagonista delle righe di un racconto western...

Insomma: bene.

Lasciando a un lato la poesia, devo dire che i motociclisti sono strani.
Hanno un codice "solidario" (non posso evitare gli spagnolismi) estremamente primitivo. Si salutano con le due dita della mano destra a formare una "V" mentre corrono sul manto stradale, a partire da una certa cilindrata in su. 125cc è il minimo per formar parte di questa peculiare tribù fatta di persone senza volto e senza identità.

Sinceramente: è affascinante.

Nonso se considerarla un'attitudine totalmente classista o il prototipo di una concezione avanzata della solidarietà umana. Se uno lo guarda secondo la prospettiva "motocentrica", sono dei cazzoni che si riconoscono per uno status determinato unicamente dal "possedere una moto". Ma se si pensa che attraverso quel buffo travestimento fatto di calzamaglie, guanti, giacchette sbrilluccicose e a tratti ghey e caschi di cattivissimo gusto estetico, non ci sono differenze di colore, di ideologia, di sesso e religione ...è assolutamente affascinante.

En fin, è quello che l'essere umano dovrebbe fare. Cancellare le differenze e unirsi naturalmente sotto i principi di un'etica comune. Senza ideologie che marcano la differenza tra un "sono d'accordo" e un "sono contro"... senza colori che distraggono il personale, così abituato a dividere il suo essere in "quelli come me" e "quelli altro da me"...
Poco pratico in questa era.

Andare a 160km/h è una sensazione bellissima.
Ancor più bello sarebbe, potersi alzare e volare.
Invece si sta, come d'autunno sugli alberi le foglie, sul sellino...

2 mar 2011

Non è il titolo che fa il dottore....

E sempre a leggere il giornale, stai?

Eh. C'amma fa'...
Nonostante gli oltre 4 anni fuori dalla patria natia, non riesco ancora a sentirmi apolide e cittadina del mondo. Quel maledetto passaporto, specchio dei miei diritti e dei miei doveri, determina un'identità e un bagaglio difficili da dimenticare.
E che non so se voglio...
In fondo non l'ho scelto.

Non ho scelto di essere italiana. E, progressivamente, con la mia presa di coscienza politica, non so quanto firmerei il mio essere italiana, oggi.
Non so se firmerei l'essere spagnola: il paese della zeppola 'mmocc non è poi così diverso dalla mia Italia.
In più è una monarchia: sarei suddita e non cittadina, il che mi stranirebbe un po'...
Norvegia, Svezia, ...no. Stesso problema.
Inglese?  Iddio mi salvi...
Francese? ...

Europea sarebbe perfetto.
Cittadina Europea. Appartenente a una struttura sovranazionale.
È come un'identità senza identità.

Ad ogni modo, continuo a sentire la necessità perversa di sapere cosa succede nel mio Belpaese...e diciamo la verità: anche se non leggessi il giornale, un numero N di amici mi informerebbe ugualmente delle belle vicende nazionali e internazionali che accadono ogni giorno.

La notizia del momento, che mi ha fatto sorridere, è simile a quella raccontata dal Mancusi in Svezia quando, offrendoci uno spaccato della vita politica del Konungariket Sverige, ci deliziò con lo scandalo di una deputata era stata messa alla gogna e cacciata a pedate nel culo dal partito e dal parlamento per aver pagato con la carta di credito del partito un Toblerone.
Sì, un Toblerone.

Stavolta la fonte è Demetrio.

Il Ministro della Difesa tedesco si è dimesso perché ha copiato la sua tesi dottorale.
Lo scandalo Copygate!

(Ora, se si controllassero tutte le tesi dottorali, solo nell'Università dove lavoro, cadrebbero a fiocchi Cattedratici, Professori e Ricercatori emeriti. Tra cui un paio di colleghi...ma soprassediamo)


Dopo aver letto l'articolo, mi viene il veemente desiderio di sapere quanti dottori (PhD) ci sono nel nostro, di Parlamento.

Facciamoci un giro nel sito ufficiale.
Giusto così, per inciuciare sulla maggioranza che sta ora al Governo...

Nelle file del PDL, molti avvocati. Molti penalisti, ovviamente.
Niccolò Ghedini, Franco Frattini, Paolo Bonaiuti, Ugo Lisi, Maurizio Scelli, Cosimo Ventucci, Ida D'Ippolito Vitale, Mario Pescante, Giovanni Dell'Elce, Leo Maurizio, Antonio Martino.

Toh, guarda chi c'è! Un Angelino Alfano, Avvocato e PhD in diritto dell'impresa.


Effettivamente molti affiliati al Partito delle Libertà sono Dottori, sì, ma nel senso di medici.


(Forse è per questo che giustizia e Sanità sono il fiore all'occhiello del Paese)

Donne col Dottorato, due: Sbai Souad, donna, marocchina...(perché sta nel Parlamento Italiano? No, non è un nuovo razzismo illuminato... è una perplessità personale) e una Roccella Eugenia, con un dottorato non specificato (Dice: Laurea in Lettere; Dottorato di Ricerca...sì, ma in cosa?)

Un tal Stracquadanio Giorgio Clelio, diplomato al liceo classico e Giornalista. Un Cristaldi Nicolò, diploma scientifico e "Direttore di giornale" (sic). Un Pietro Franzoso, diplomato al tecnico. E Giancarlo Abelli,Giuseppe Angeli,Sabatino Aracu,Emerenzio Barbieri, Viviana Beccalossi, Luca Bellotti, Sandro Biasotti, Valerio Cattaneo e altre sei pagine piene piene di nomi di persone che hanno termminato gli studi prima che cadesse il muro di Berlino e senza passare dal "Via", si sono ritrovati comodamente seduti in una poltroncina di velluto rosso.

Beh, pensavo peggio.
Molti diplomati. Molti medici. E molti avvocati.
Qualche attrice (una è la Fiorella Ceccacci Rubino, a parte la nostra già famosa Mara Carfagna) e giornaliste senza laurea (Giorgia Meloni, Lella Golfo...)

(A saperlo che era così semplice diventare giornalista in Italia...)

Insomma, una buona parte di questi 630 premi nobel della politica sono senza né arte né parte. Una quantità immensa di gente, in Parlamento, che non so perché sta lì.
A parte i corrotti. Quelli, i corrotti, so esattamente perché stanno lì.

Donc, in sintesi.

Il PhD Alfano, (Ambito Giurisprudenza) autore della notevole legge intitolata "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" (legge 124/2008), ritenuta incostituzionale il 7 ottobre 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Di cui l'Art. 3 è uno dei fondamentali:

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

e due donne, una marocchina e l'altra italiana, sono i Dottori di cui ci possiamo fregiare.

Dovrò scrivere alla Merkel.
Ci desse Googleberg che le diamo, con gioia, Alfano.

13 oct 2010

Piccolo Spazio Pubblicità

Da un'idea sorta in una discussione con il Mancusi.

Una tesi dottorale sull'analisi funzionale dei nomi delle categorie del porno.
In un momento di solitudine spaziale, una donna apre porntube e rimane perplessa...(un uomo, si sa, non si perplime dinanzi a cotanta generosità!)

A parte l'eccesso di scelta (che fa molto american style) legge tutta una serie di nomi strani...
il rimming, che confonde al principio con "rimmel", quella canzone stracciapalle che disturbò irreversibilmente i suoi 13 anni...bbw, milf, soft, hard, cu 'o core, senza core, anema e core...

E pensa:

Non sarebbe molto più semplice mettere solo poche e sintetiche categorie? Almeno per quanto riguarda le modalità dell'atto, ossia: "da sotto", "da sopra" "davanti" "di dietro" ...che poi sono le categorie praticabili...

Perché non venite a raccontarmi che praticate "le forbici".
Lei in verticale con il collo a 90º sul suolo e le gambe in aria e lui incastrato tra le sue gambe.
O che normalmente -e mi riferisco alle donne- le gambe vi si piazzano non dietro alle orecchie, bensì dietro al torace, nella posizione più comoda concepita per un bipede: quella della "valigetta"...

Addentrandomi in questo buffo universo fatto di gemiti selvaggi -femminili- anche di fronte a dimensioni e prestazioni più che mediocri -maschili- quasi a sostenere l'ipotesi che gli uomini, sì, hanno un problema di compensazione, mi imbatto in una categoria.

"Rough"... che significa rude, selvaggio, brusco, violento...
Lei è una psicologa. Lui, non si capisce bene.
Lui entra nella consulta, piuttosto alterato.
Lei si spaventa.
Lui ci straccia i vestiti da dosso e comincia a menarla.
Lei dice: No..No..mmmh
Lui continua a menarla.
Lei continua a dire: No...no... mmmh

Ma, figlia mia, che cazzo dici a fare No, se poi ti piace.
Digli Sì. Almeno non ti vatte.



Ad ogni modo, ho visto posizioni a cui credevo potessero accedere solo esseri invertebrati.
E mi viene in mente quello scherzo/esperimento col quale si burlavano di noi quando eravamo piccoli:
"Prova a leccarti il gomito", dicevano.
...
"Prova una di queste posizioni", direbbero oggi.

Il risultato è frustrante in ambo i casi.

"H" come Hiking

Hiking...
Che?
Hiking!
E che è?

Escursionismo. Questa la traduzione.
Sulla carta ovviamente...con il Google Translator!

Eh sì, andiamo. Andiamo a fare questo hiking, in Vermont, questo fine settimana!
Tutta eccitata compro pantaloni per fare hiking, mutande da hiking, fazzoletti da hiking, zainetto da hiking...tutto hiking.

Col compagno Baffo e il suo truck azzurro Napoli (un vecchio modello del '70) andiamo a far un poco di provviste giacché, a parte fare hiking, pernotteremo in un bosco e quindi bosogna andare preparati. Salsicce, formaggio, pomodori, melanzane, pasta, una tonnellata di basilico, frutta, cereali, latte, sciroppo d'acero, preparato per pancakes e mashmellows. Più una cassa di birre e un vino spagnulo.

Ci avviamo verso mezzogiorno. Chiara, la donna del Baffo, e la sua amica ci raggiungeranno con l'altra macchina, alla sera. Nel truck ci sono tre tende, quattro sacchi a pelo, una chitarra, due flauti e un violino, coperte e copertine, alimenti e una caraffa da 5 litri per l'acqua.

Dal Massachussetts ci vogliono un quattro/cinque ore.
All'approssimarsi al confine con il Vermont il paesaggio cambia radicalmente. Le urbanizzazioni si fanno più rade e i campi coltivati a frumento lasciano spazio a distese di foreste che si perdono all'orizzonte...

Non vuole essere una licenza poetica, questa dell'orizzonte.
È davvero l'unico orizzonte frattale che ho visto in vita mia...non una linea, ma il contorno irregolare di una foresta infinita.

Come suggerisce il nome, il Vermont è verde e pieno di monti.

Ora... pare che una studiosa napoletana, trasferitasi prima in Spagna e poi di istanza a Boston, abbia empiricamente provato che 40 km al giorno di bicicletta non servono a un cazzo se vuoi fare hiking su una montagna con l'80% di pendenza.

Ovviamente, dei quattro giovani hikers, io ero la pippa.
Loro si mettevano capa sotto e salivano come caprette i pendii scoscesi del maledetto monte.
Io ogni 12 passi pensavo di star perdendo un pezzo di me. E non in senso metaforico.
Vedevo loro farsi sempre più piccolini e, come sempre mi succede quando faccio qualcosa su questo stile (vedi il Cammino di Santiago, le escursioni alla Sierra di Cádiz, etc etc), ho cominciato a menare santi e madonne per il cammino chiedendomi compulsivamente: ma chi cazz m'ha cecat a mme 'e venì 'ccà?

La verità è che, una volta arrivati in cima, è una grande soddisfazione guardare giù e dire a te stesso "Hai visto? Ce l'abbiamo fatta!".
(Il plurale maiestatico, che sovente utilizzo dopo sforzi disumani come questo, è dovuto alla mancanza di ossigeno al cervello e all'insorgere, durante la scalata, di un numero indefinito di personalità si cui neanche conoscevo l'esistenza, di cui alcune -ho scoperto- sono anche suicide!).

Se ci penso mi viene da ridere...Chiara mi ripeteva "vabbè, neanche fosse uno dei difficili!"
"Uh Signuri!" pensavo io "Ma perché?...ce n'è uno ancora più difficile?"

A scendere però, sono proprio brava...
Fregandomene delle possibili conseguenze a rotule e giunture, correvo e rotolavo per il pendio della montagna, in mezzo all'erba alta, felice solo del fatto che esistesse la gravità e che presto sarei arrivata a una pianura.

La sera si è fatto il barbecue con le salsicce.
E si è suonato musica irlandese e napoletana.
Io alla chitarra e Baffo ai fiati e al violino.
Sarà stato per lo stato di ebrezza, per la stanchezza, lo sforzo o l'allegria, ma mi è sembrato divino quel piccolo intervallo musicale...
Deve essere sembrato divino anche ai vicini, perché alla fine ci hanno applaudito.
L'unica nota negativa erano i mashmellows...
Disgustosi è un eufemismo.

Passare la notte nella foresta è un po' come perdere il privilegio dello status di "civilizzato".
Ci sono mille rumori sconosciuti. Un po' come nel film, Totò, Peppino e i fuorilegge quando Titina de Filippo dice "Ma che specie 'e bbestie c' stann int'a stu post"...
E stai lì, nella tua tendina, con le orecchie appizzate, pensando:
"Ci stanno gli orsi in Vermont?... E i lupi? Mi sono portata un coltellino svizzero? Avranno sentito l'odore delle salsicce e si saranno avvicinati? Gli orsi mangiano carne? E i cinghiali? Ci saranno i cinghiali? Ma dove l'ho messo lo spray al peperoncino? Oddio, devo fare la pipì...mo' mi trattengo..."

Alla fine ti addormenti.
Per me è stato il sonno più bello degli ultimi, degli ultimi molti mesi.

Dopo alcune settimane ho visto il film "Into the Wild", un film diretto da Sean Penn (sic) - in Italiano si dovrebbe chiamare "Nelle terre selvagge". È la storia, basata su fatti reali, di un giuovane ammericano Christopher McCandless, che dopo la laurea abbandona tutto, dona i fondi che gli servivano per iscriversi ad Harvard in beneficenza e intraprende un lungo viaggio di due anni su e giù per gli Stati Uniti, con meta finale l'Alaska. Poi ci muore, in Alaska, come un fesso... ma vabbè...

E m'è venuta nà voglia ...
Ma mi conosco abbastanza bene e so che se lo emulassi, per il cammino comincerei a piangere e a bestemmiare -come al solito- e credo che mi impalerei prima di arrivare alla meta. Molto, molto, molto prima...
(E poi, se dessi in beneficenza quello che ho sul conto in banca, gli indigenti stessi mi sputerebbero in faccia) ...

Perciò dovete farmi una promessa:se vi dico "Ho deciso, me ne vado in Alaska!", chiamate la neuro.

Ps. Il film è splendido. Lo consiglio.

"G" come God

Il Massachusetts Institute of Technology, si staglia imponente, con la sua facciata neoclassica, su Mass Avenue, vicino a uno dei tati ponti che attraversano il fiume Charles. L’architetto è un tal William W. Bosworth, un protetto di Rockfeller Jr. che negli anni ’20, andò in Francia, a Parigi, per restaurare con i fondi dello stesso mecenate, nientedimeno che Versaille e Nôtre Dame de Paris.

Comunque, quando ha avuto carta bianca, ha progettato il MIT, una struttura ellenico-razionalista (in senso di architettura fascista, che guarda contemporaneamente al passato e al futuro) di colore bianco-sporco che con finte lesene e giochi di pieno-vuoto che danno un senso di profondità a una struttura che di per sé è piuttosto rigida e piatta.

All’ingresso, i soliti controlli.
Tesserino, perché sei qui, chi devi vedere, che devi fare, hai bombe, hai cocaina, armi bianche, armi nere...
Io gli ho risposto che, nonostante l’america nel 2009 avesse esportato 6795 milioni di dollari di armi, alla sottoscritta non le era arrivato neanche un taglierino.
Indi per cui mi hanno fatto passare.

Il Dipartimento di Linguistica e Filosofia è completamente diverso.
Opera dell’architetto visionario Frank Gehry (dovreste cercarlo su internet: è spettacolare), l’edificio è una sintesi brillante di funzionalità e movimento. Forme geometriche in piani distinti si intersecano dando vita a questo esempio di architettura contemporanea che unisce la bellezza allo stupore.
Dentro, il tutto è colorato, funzionale e minimalista.
Arrivo, perdendomi una trentina di volte, alla segreteria del Dipartimento. Sue, una donna rigida e formale mi fa passare e mi ritrovo davanti alla sua porta.

La prima volta, non avevo appuntamento. Ero andata un po’ alla napoletana pensando: “se va bene...bene, sennò nunfanient”... e Sue, dopo un po’ di storie e grazie a un appuntamento rimandato, mi ha infilato 10 minuti nella sua agenda.
La prima volta che l’ho visto ho pensato, nell’ordine: adesso svengo, adesso sicuro mi esce un qualcosa di stupido e faccio una figura di merda, oddio, devo andare in bagno, oddio non so parlare inglese, oddio sono pietrificata, uh! Assomiglia un po’ a Woody Allen...
e ho biascicato un: sorry, I’m confused.

Quello, l’importante è cominciare. Poi le cose vanno avanti da sè.
Il primo colloquio è durato poco.
Il secondo è stato più “easy”. Ero più tranquilla, la lingua non mi si attorcigliava e le mani non erano perennemente sudaticce.

Assomiglia vagamente a Woody Allen. Forse per quella smorfia che è a metà tra il sorriso e il ghigno. Forse per la comune matrice ebrea. Forse per quello sguardo secco e inflessibile con cui guardano il mondo. Il tono è musicale e la sua prosa è lontana da quel rap joyceano a cui sono abituata da quando sono venuta qui. Nonostante sia vecchio come il ceppo a forcella è un uomo con la lucidità di uno sparviero affamato.

È stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Vedere le rughe, l'umanità, la carne di una persona che stimi tanto è stato bello come il primo bacio o la prima lettera d'amore. Come un simposio di tutte le "prime volte" della propria vita che, coordinate da un eccesso di adrenalina, scoppiano dentro e ti assordano come campane la Domenica delle Palme.

Non credo esista una parola o un concetto che possa descrivere lo stato d'animo di quel momento.
Stupore.
Stupore, forse.

Come lo stupore che si prova davanti alla bellezza.
Perché la conoscenza è bellezza. Ed è una bellezza che matura col tempo e che col tempo si fa più aggraziata e attraente.
E di questa bellezza non sarai mai sazio.

Non come i culi delle ballerine, parafrasando un mio stimato exfidanzatoamico

"F" come FlaviaaBBoston's Friends

Raccontare dei luoghi e non raccontare delle persone è come andare a teatro e vedere uno spettacolo senza luci di scena. Quello che fa realmente la differenza, nei posti dove vai, sono quelli che ti circondano....

Difatti, puoi stare nel posto più affascinante del mondo...ma se la compagnia è quella sbagliata, di quel posto non rimarrà null’altro che un fermo-immagine un po’ sbiadito che distrattamente si aggiungerà agli altri ricordi di passaggi e passanti che hanno incrociato il tuo cammino ma che non hanno lasciato un segno.

Quindi, per la F, ho scelto di parlare dei “Friends”, delle persone con le quali ho condiviso il mio tempo qui a Boston, di quelle con cui ho vissuto, soprattutto.

Comiceremo con Andrea.
Biochimico, calvo, con una pelata perfettamente rotonda che ricorda vagamente la parte cicciotta delle teiere antiche, 34 anni, slanciato, napoletano con la valigia di cartone, Pino Daniele nelle orecchie e la nostra città nel cuore. Ha un’indole cristallina, gli occhi buoni, castani, sempre nascosti da un paio di occhiali da vista e un’atteggiamento bonaccione nei confronti della vita anche se, quando si parla di temi sensibili, in particolare politica, calcio e la sua città, si accende come un pagliariccio.
È uno di quelli che ritornerà. A Napoli, dico.
E io credo che, di questi tempi, è un azzardo lasciare un posto come Boston per uno come Napoli. Ma quello ha Maruzzella nell’anima, ‘a nzalat ‘e mar int’ ‘e vene e Santa Lucia luntana all’orizzonte. Niente gli si può dire sul tema sennò ti manda affanculo.
Studia la passera. Nel senso di fica. Ossia, la vagina...quello strano, buffo mondo, ai più (maschietti) sconosciuto, ritrovo di tutte le più improbabili forme di vita battereologiche presenti sul pianeta. Ma lui ne ha scelta una: la Trichomonas vaginalis, un protozoo della celebre familia dei “flagellati”. Nel doppio senso del termine: 1) questo piccolo parassita ha un ciuffetto di tentacoli a forma di frusta medievale (quella utilizzata dal ciccione sodomita ne “Il nome della Rosa”, per intenderci) e 2) se pigli l’infezione, è un flagello... (e chi ha preso almeno una volta in vita sua la Candida, può perlomeno capirlo).

Poi c’è Giacomocomo.  Un uomo il cui nome contiene il cognome: Gia-como Como.
È considerato dai più, il “belloccio” della comitiva (anche se io ho una lieve preferenza per Andrea). Occhi azzurri grandi come due tazzoni da latte, sopracciglia folte e scure, alto e ‘mpustat, nel senso che ha un fisico asciutto a tratti atletico.
La sua passione: la bicicletta. Difatti, ha una bici che gli è costata un po’ più di uno stipendio di PostDoc al MIT (abbastanza, quindi...) e ogni volta che parte, foss’anche solo per due giorni, prende la bicicletta dalla strada e la mette in camera sua. Riservato e sorridente, è un Matematico. Quindi, per definizione, un nerd ingrippato e un po’ maldestro.
Le volte che siamo andati a ballare ho potuto apprezzare il minimo comun denominatore tra lui, Andrea, Malara e Gianluca, chiamati anche “I cugini merda”, ovverossiala mancanza totale e completa di ritmo. Sembrano tre eterosessuali e un omosessuale che stanno acchiappando le farfalle...l’omosessuale, ovviamente, è Pietro Malara, che ha un approccio assolutamente ghey al ballo.

Una qualità che lo lega a Pietro Malara è il disordine. Non tanto quello mentale, che come ben sapete è appannaggio esclusivo del nostro eroe soccavese, quanto quello logistico. Entrambi, ad ogni passo, creano confusione.

E ogni mattina, quando una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone, Flavia si sveglia e sa che troverà latte, succo d’arancia e marmellata fuori dal frigo...e dovrà fare una colazione “calda”...

Degno di nota è che abbiamo un calciobalilla in casa e le serate cominciano e finiscono con una sfida a “fuseball”, così come dicono qui. Io e il Carpentieri siamo davvero due pippe, mentre il Como e il Malara sono accaniti come due professionisti. Adesso hanno in corso una sfida personale a 7 partite secche in cui si sono giocati barba e capelli: nel senso che chi perde, si pela completamente all’ hare krishna...

"E" come Earl

Notte d’insonnia. Dovuta probabilmente a quel tè che mi sono fatta prima di andare a dormire. Qualunque sia la causa, sono le 3.12 qui in America e nonostante la stanchezza, non riesco a chiudere occhio. Vi parlerò di Earl...

Circa due settimane fa, televisioni, giornali, riviste universitarie, mail istituzionali et varie hanno alertato la popolazione di Boston sull’arrivo di Earl.
Earl è un uragano che verso fine agosto ha interessato l’area nord-est dell’America, tra cui anche Boston. È nato nei pressi di Capo Verde, in Africa e, grazie alle correnti monsoniche, si è spostato diagonalmente per tutto l’Atlantico fino ad arrivare alle coste yankies.

Un ciclone tropicale, insomma. Come tanti. Solo che qui, stavolta, hanno avvisato con un certo anticipo...

In Massachusetts, la prima cosa che hanno fatto è stata indire una conferenza stampa, a cura della Massachusetts Emergency Management Agency (la versione americana dei Grandi Eventi di Bertolaso), per dare alla popolazione gli ultimi ragguagli metereologici.
Cioè, per dire: “Signore e Signori, buonasera, interrompiamo il programma per comunicarvi che sta per arrivare un ciclone. Si prevedono forti venti, nuvole e pioggia.”

Dopodiché, il panico.

Messaggi arrivavano da tutti gli angoli dell’etere informando la popolazione sui rifugi, sulla disposizione o meno di generatori di corrente elettrica, su sacchi di sabbia per prevenire le inondazioni e consigli sulla scelta delle scorte alimentari.
Dalle Università l’allarme all’unisono era: “Oggi cesseremo le attività alle 16.00. A causa di Earl potremmo avere complicazioni con il generatore per ore, giorni, forse settimane. Chiudete gli esperimenti, salvate il salvabile, staccate tutte le spine”...

Non so nel resto del territorio, ma qui da noi, a Somerville...non ci è arrivato manco un sacchetto di sabbia.

Earl ha fatto capolino un Venerdì.
In casa l’atmosfera era abbastanza rilassata. Viviamo in un palazzetto di legno senza fondamenta (non è uno scherzo, volendo si può prendere la casa pari pari e spostarla di peso) e capirete bene che se viene un uragano ci porta a noi e alla casa, così come stiamo.
Ne avevamo discusso, comunque...
Ma poi, con quella flemma tipica di noi italoimmigrati pigroni, avevamo chiosato il tutto con un: e vabbè, c’amma fa?!
E ognuno aveva ripreso le sue attività.

Ma ogni tanto guardavamo il forecast ufficiale aspettando la catastrofe.
Alle sei di sera, fuori al balcone, comincia lo spettacolo: Cambridge/Somerville viene ricoperta da una fitta coltre di nebbia. Dopo mezz’ora non riuscivamo a vedere neanche la palazzina di fronte. Tutti guardavamo l’avanzare di questa nebbia, un po’ come Totò e Peppino in “Malafemmena”...La nebbia c’è...ma non si vede....
E come si fa a sapere che c’è, se non si vede?

Il risultato è stato: due schizzetti di pioggia, un po’ di vento e un aumento vertiginoso dell’umidità nella settimana seguente.
Una catastrofe annunciata ma mai arrivata.

Gli Americani, però, si sono preparati come se ci fosse un’imminente minaccia nucleare. Scene di isteria collettiva nei supermercati, cartoni del latte che sparivano, uova e carta igienica introvabili. E sugli scaffali rimanevano solo scatole di biscotti al burro che, dal loro triste piedistallo, guardavano l’incetta che si faceva degli altri beni di consumo, rendendosi conto di essere superflui.
Eh, sì... perché in un momento di crisi, si scelgono meglio le proprie priorità.
E i biscotti al burro non sono contemplati nemmeno nella Top Ten (i primi dieci) delle priorità alimentarie.

Questa cosa mi ha fatto riflettere sull’ontologia della crisi.
Avendo un grande rispetto per la lingua e le culture antiche, perché secondo me già è stato detto tutto (almeno filosoficamente) nel V secolo avanti cristo (e prima), ho cercato l’etimologia della parola crisi. 

Crisi è una derivazione della parola greca κρίνω che significa «distinguere, giudicare».
Effettivamente, un momento di crisi è un momento in cui si tirano le somme e si scelgono le priorità.
Un momento in cui c’è l’opportunità di cambiare , in cui si distigue più chiaramente e in cui si giudica più nettamente.

Le crisi possono essere di varia natura: personale, sociale, filosofica, ideologica, politica, economica e tutti i derivati composti che si possono creare dall’unione di due concetti (politico-economica, socio-economica, filosofico-personale etc) ...
Però, stranamente, nella nostra bolla di sapone occidentale, una crisi, di qualunque natura essa sia, ci porta solo a una forma depressa di inerzia.

La maggior parte di noi, in un momento di crisi, si ferma.
Si ferma e guarda attonito il fracasso di un sistema, di una struttura. All’inizio corre ai ripari con manovre drastiche e poi...?

Ritornando al ciclone, Earl è passato senza conseguenze significative.
Ritorno al supermercato e tutto sembra normale. I galloni del latte strasbordano dal banco frigo, la carta igienica si staglia come una morbida muraglia alla fine della scaffalatura e si intravede all’inizio della sezione formaggi, una pila di 2 metri quadrati di cartoni da 12 uova.

Solo i biscotti al burro non ci sono più.
Siamo ritornati alla normalità.

E questa normalità è un problema.

"D" come Dexter, Done (no..better OverDone) and Dumb-gang

La serata non era finita bene. Due ore a congelarsi aspettando una telefonata e i nervi alle stelle.
Erano le 8 e mezza di sera, e Flavia si accingeva a prendere la linea verde che da Chestnut Hill l'avrebbe portata a Park Square dove poi avrebbe preso la linea rossa per Harvard e fatto quei sani 10 minuti a piedi per arrivare a casa ed entrare in coma nel suo letto(detto anche Mazinga Z, dalle doghe perforanti)...

Entra nel trenino e accende l'mp3, per isolarsi dalla solitudine che invadeva la carrozza. C'erano solo lei, una vecchia con una busta di plastica tra le gambe, un asiatico addormentato e una ragazza punk, bianca come un cencio e magrissima...

Man mano che il treno si fermava, la gente cominciava a riempire gli spazi vuoti. Gente di tutte le razze e gli stili possibili: una ragazza con il cellulare che litigava con il fidanzato, due cheerleaders, vecchi sparsi, un paio di gruppi in pieno trasloco con valigie improvvisate e chitarre, fuonzionari, un afroamericano in giacca e cravatta che ad ogni messaggio del blackberry si mordeva le labbra e bestemmiava...

La ragazza punk era agitata, muoveva il baricentro avanti e indietro, ora cercando una totale adiacenza col sediolino, ora piegandosi in avanti, senza lasciare spazio alcuno tra torace e gambe. Ogni tanto faceva grandi respiri e di nuovo giù, con il viso tra le mani.
Ad un certo punto si alzò e si spostò verso l'altra carrozza, meno affollata. Flavia la seguì con lo sguardo mentre dagli auricolari la voce di Dexter Holland (The Offspring) e la canzone Gotta Get Away mettevano il silenziatore ai rumori esterni.

Alcune fermate prima di Park Street, la ragazza punk si alza dalla sedia, va al centro dell'altra carrozza, vomita copiosamente tra gli attoniti astanti e sviene.

Nessuno si muove.

Il treno si ferma. La gente entra cercando di evitare corpo e vomito ed io mi alzo bestemmiando un "ma davvero fate??" Dico al conduttore che una ragazza s'è sentita male. L'autista si gira, borbotta qualcosa che non capisco e chiude le porte. La gente migra alla mia carrozza. Ed io gli chiedo di riaprire le porte, che la faccio uscire io dal treno e le cerco un'ambulanza.

Mi carico la giovane, mezza cosciente, e la porto fuori. Incazzata come non mai, cerco qualcuno che mi presti un cellulare perché il mio l'avevo lasciato a casa, ma con scarsi risultati. Lascio la ragazza sulle scale, vado dalla security e gli spiego l'accaduto.
Chiamano l'ambulanza.

Arriva quasi subito. Mi dicono che dovrei dichiarare, che dovrei accompagnarla all'ospedale. "Non la conosco", rispondo e dopo un po' di battibecchi, se la portano al suono spiegato della sirena.
Scendo di nuovo giù, prendo il treno e arrivo a Park Street.
"Casa dolce Casa" penso...

Durante l'attesa per la coincidenza, arriva una mandria di giovani, almeno quaranta, grandi come degli armadi a quattro porte,così alti che io in confronto sembravo la matrioska più piccola della serie, l'ultima che trovi quando le apri tutte.
Cominciano a tirarsi un pallone e a grugnire frasi incomprensibili, almeno per me. Rimetto l'mp3... meglio.
Entriamo tutti nel treno. Di fronte a me, due di questi grandi cerebrolesi fatti ad anabolizzanti e proteine, si scambiano cortesi capate da macho alfa, altri si intrattengono con l'iphone o chiacchierano.
Usciamo ad Harvard. Ci sono due scale mobili. Il flusso di bisonti si avvia verso la prima rampa elettrica...io faccio le scale.
Alla seconda rampa, mi infilo anche io nella scala mobile; io, il portatile e l'mp3. All'improvviso, il gruppo davanti a me si gira e scende in direzione contraria, travolgendomi e riportandomi all'inizio della scala mobile...

Ed io comincio a urlare in napoletano e a prendere a pugni il primo bisonte che mi stava davanti.
Pugni che ovviamente non gli facevano un cazzo (io ho un livido sulle nocche)....
Una scena da cartone animato.
Mi ferma la mano e mi manda affanculo, non so bene in quale direzione, ma ho colto alcuni suggerimenti ed io gli rispondo che è un rotto in culo...in napoletano. Poi in inglese gli dico: io capisco quello che dici tu, sei tu bestia che non capisci quello che dico io.

Una frase senza senso, ammettiamolo.
Ma lì per lì è stata l'unica cosa che mi è venuta in mente.

"C" come Cleansing Cream

Beh, andrò a fare hiking questo fine settimana e siccome non ho niente, solo le scarpe adatte, sono andata alla Cambridge Galleria per comprare alcuni accessori necessari.
Il consumismo in questo paese è praticamente uguale al consumismo Europeo elevato all’ennesima potenza. Ci sono un numero infinito di negozi di accessori/vestiti/scarpe dove puoi scegliere ciò che più ti aggrada. Vi dico solo che viene il mal di mare a vedere la quantità di modelli di jeans che si affacciano languidi dalle mensole dei negozi...in uno dei tanti ne ho contati più di settanta... (che poi sono tutti uguali, cambia il bottone o la cucitura...ma tutti made in taiwan, sono).

Nella Galleria ci sono anche le bancarelle. Non sono come quelle dei mercati... sono più sofisticate e gestite da mercenari che cercano di attirare l’attenzione dei consumatori a tutti i costi. Non vendono solo vestiti, ma profumi, prodotti per la casa, caramelle...

Mentre camminavo con l’aria un po’ persa nei corridoi del grande centro commerciale un tizio mi ferma:

-          Ma è vero ciò che vedo???
-          Pardon?
-          Dico...è vero ciò che vedo?? Ti mangi le unghie!!!
-          (Adessogli spacco la faccia) Si, sono nervosetta...
-          Eeeeeeh...dammi due minuti e ti mostrerò un prodotto che cambierà la tua vita: dammi un’unghia...
-          (strattona la mano e si prende un dito con la forza)
-          Con questo spazzolino, pulisci, lucidi e...voilà! Non è un’unghia meravigliosa?
-          Non noto una reale differenza...
-          Ah, capisco....Che prodotto per il viso utilizzi?
-          Scusa? Non credo di aver capito...ripeti?
-          Che prodotto usi per il viso?
-          Nessuno...perché?
-          Dovresti...
-          (Adesso gli dò un calcione nelle palle e lo faccio volare) ...
-          Perché non usi prodotti per il viso...ne hai bisogno! Dovresti passare più tempo a curare la tua pelle...

E a quel punto, ho sorriso gli ho messo una mano sulla spalla e gli ho detto, con la voce piena di cinismo:

-          Hai ragione...succede quando passi il tempo in laboratorio cercando la cura contro il cancro ...non hai molto tempo per le cremine esfolianti e sai che? l’ultima cosa che desideri è che un giovane “undergraduate” ti faccia sentire incomoda con te stessa il giorno, dopo mesi, che decidi di rinnovare il tuo guardaroba. Grazie per il consiglio. Ci rifletterò. Come si chiama la cremina?

Non me ne vogliate. Una bugia ogni tanto fa bene... e poi funziona sempre! Sono tutti così sensibili a morte e malattie... molto di più che alla Storia.
Alla fine si è scusato e mi ha lasciato andare.

Nota positiva della giornata è una maglietta.
La maglietta più bella della terra: viola con su scritto World’s Coolest Ex-Girlfriend. Ovviamente non ho resistito...
Ne ho comprata anche un’altra che dice “Se conoscessi mia madre, capiresti”.

"B" come BostonByBike

Ho una bicicletta, qui a Boston.
È una bella bicicletta da corsa che poco a poco sto aggiustando, nonostante non sia l'investimento più intelligente del momento.
Ma a me le biciclette piacciono assai.

Dunque, la differenza tra una bici da corsa e una mountan-bike è la scomodità.
Ovviamente la scomoda, a mio avviso, è quella da corsa:
1. perché ha le ruote finissime e ogni pietruzza che acchiappi è un sussulto intestinale e un sellino nei reni.
2. perché ha il manubrio al livello della barra e verso il basso (come le bici di Coppi e Bartali, per capirci) e quindi l'unica posizione in cui si può condurre questo magnifico mezzo di trasporto, è con la "schiena a parabola"...cosa che, se ti fai un chilometro al giorno, tutto sommato non ti cambia molto. Ma se ti fai 30 chilometri al giorno per andare al lavoro, alla sera, la schiena sembra l'intervallo grafico tra il seno a 0º e quello a pigrecomezzi.
3. perché in concreto, non mi funziona il cambio delle marce e la bici sta settata su quelle più pesanti. Il che non è proprio tutta salute... specialmente in collina.
Però fujecummacchè ...

La città è attrezzata con piste ciclabili. E siccome qui sono abbastanza civili (a Napoli sarei finita in ospedale al primo semaforo), e la maggior parte delle volte rispettano la linea di demarcazione tra la corsia per i mezzi meccanici e quella per i veicoli a propulsione umana, il trasporto in bici è, generally, sicuro e conveniente. Oltre che ecologico...perché qui siamo tutti ecologici.

Le mie avventure in bicicletta consistono essenzialmente in:

1. finire sotto i SUV
2. andare a fare le castagne

Ed ora vi racconterò entrambe le storie.

Once upon a time, in America (o, di Flavia e l'incidente)...

Noialtri si ha l'ecologica abitudine di andare a far la spesa in bicicletta al mercato terzomondista di North End (Haymarket) il sabato mattina giacché: è un mercato economico (tre kg di pomodori 2 dolari vs. i tre kg del supermercato che ti vengono più o meno 12 dollari), vicino c'è il Bar dello Sport, l'unico bar dove il caffè assomiglia al caffè e c'è l'unico negozio della città dove vendono la Settimana Enigmistica.
Siccome il mercato c'è solo il Venerdì e il Sabato, approfittiamo e  il Sabato andiamo lì muniti di zainetto e lista della verdura che ci manca.

Bien, s'era appena finito di fare la spesa e ci si accingeva a tornare a casa, passando prima dal pescivendolo perché m'era venuto il vulio di rana pescatrice quando, ad un incrocio, bellebbuono, mi arravota un SUV.
In realtà la scena si è svolta un po' a rallentatore, o perché ho un buon baricentro o perché in momenti di panico il tempo si dilata. Ricordo solo di essere caduta lateralmente come una patata, preoccupata più per la bici e i 6kg di pomodorini che portavo nello zaino, piuttosto che per la mia pelle...
Pietro e Giacomo che stavano qualche metro avanti, fanno un giro di 180º e mi raggiungono, il peruviano che conduceva la macchina, scende e disperato comincia a scusarsi compulsivamente (ragion per cui il Malara ha maliziosamente pensato che fosse un clandestino o uno senza la visa in regola) io faccio un balzo da terra come un lottatore professionale di judo e comincio a dire "tuttoapposto...tuttoapposto...sto bene...sto benissimo...non mi manca niente...posso muovermi...tuttoapposto". E mentre si consumava questa scena in cui ci si parlava l'uno sull'altro io, il peruviano, Giacomo e Pietro si avvicina un poliziotto di guardia a una banca e fa:

- Tutto bene signorina? Vuole che chiami la polizia?
- prego?
- vuole che chiami la polizia?
- la polizia? e perché la polizia?  e soprattutto, scusi...ma non è lei la polizia?

poi mi ha spiegato che era un guardia privato.
Comunque, niente polizia... solo un'iniezione di pura adrenalina a causa dello spavento e un po' di trauma una volta passato l'effetto della stessa.
La prossima volta, lo faccio più pulp e spettacolare! Se no è banale...

Ma parliamo delle castagne.
L'espressione "andare a fare le castagne" è stata coniata dal Malara la notte tra il 6 e il 7 di luglio quando ho scoperto che l'Università dove dovevo lavorare si trovava a Chestnut Hill (Chestnut significa Castagna) ... ed è rimasta nel nostro gergo quotidiano.
Quindi, se dico o leggete: vac a ffa' 'e castagne, significa semplicemente che sto andando a lavorare.

Chestnutt Hill sta a circa una decina di miglia da Somerville, dove vivo. Una trentina di chilometri andata e ritorno.
Durante il primo mese - con la splendida bici da corsa senza sospensioni e con le marce bloccate - sbagliavo sempre strada per andare al lavoro scoprendo, a mie spese, che *Hill* non era il sinonimo di "curva isoipsa" ma, in molti dei percorsi da me provati, significava esattamente "trecento colline una dietro l'altra con pendenza che varia dal 70% al 99,9%".

Arrivare al lavoro, durante il primo mese, mi è costato uno sforzo fisico epico.
Quelle cazzo di collinette talmente ravvicinate tra loro che non  facevi in tempo manco a prendere un po' di rincorsa che dovevi salirne un'altra ancora più ripida...

Alla fine ho trovato un modo per arrivare con almeno un polmone funzionante, vi mando il link affinché possiate vederlo anche voi: http://beta.mapmyride.com/route/detail/21000972/?open_ive_done=1

Nonostante questo, un giorno mi si sgancia la catena, un'altro mi scoppia la ruota, un'altro ancora scivolo dal sellino e mi impalo con la barra, una volta mi scordo il caricatore del portatile e devo ritornare a casa facendo il doppio percorso (come nel gioco dell'oca quando esce la carta "Ripassa dal Via")...
insomma, non ci si annoia neanche andando al lavoro.
E, soprattutto, arrivo sempre sgangherata... tanto che ho preso l'abitudine di portarmi un ricambio e il nécessaire col trucco.

In sintesi: arrivo alla facoltà puzzolente, sudata e con la faccia descomposta dallo sforzo fisico. Varco la soglia dell'edificio passando da una temperatura corporea di 40º e una esterna di almeno 30º a una temperatura di -20º  tanto corporea come interna (il mio sistema immunitario ringrazia i condizionatori a palla). Vado in bagno. Mi cambio i vestiti. Mi trucco come un attore di teatro Kabuki, mi metto la felpa e vado a lavorare.
E il caffè fa pure schifo, qui.

Ed ora sono qui, nella biblioteca dell'Università, con i "congelatori" al massimo (non sono condizionatori, sono congelatori), un milione di riviste scientifiche e la necessità periodica di staccarmi dal portatile ed uscire fuori , giusto per ricordarmi che sono un animale a sangue caldo.

"A" come Arrived to Boston

Salve a tutti, vicini e lontani

La mia "rubrica delle pispole ammericane" seguirà un rigoroso ordine alfabetico ed è abbastanza facile intuire che cominceremo con la lettera "A": "

A" come "Arrived to Boston".
(suono di trombe)

La verità è che è tutta fortuna che io sia riuscita a entrare negli States, giacché ho provocato il caos alla frontiera.
Dopo un numero infinito di ore d'attesa in Portogallo e un viaggio transatlantico in compagnia di uno stuart eccitatissimo, sui 50 anni, appena tornato dal gay pride e un signore del "jet set" che s'è ritrovato per sbaglio in classe turistica e ha rotto le palle lui e le bottigliette di vodka per 8 ore di volo, riesco ad atterrare a Boston.
La prima cosa che vedi, a Boston, è la Bandiera americana.
La seconda... anche.
E anche la terza.
È il leitmotiv dell'America: la bandiera a stelle e a strisce.

Dopodiché si arriva alla frontiera.
La frontiera aeroportuale è strutturata come il pedaggio dell'autostrada.
Arrivi, ti infili nel corridoio e il grasso poliziotto di frontiera, perennemente irritato, ti saluta:

Policeman: Sgrunt...
SuperFlavia: Salve come va?
Policeman: Sgrunt. Documenti.
SuperFlavia: (mi ero preparata una cartellina con tutto, ma proprio tutto) Ecco...questo è il passaporto...ehm...qui c'è l'ESTA, il visto d'entrata, la lettera di invito dell'Università americana ...ehm...e qui i due foglietti che mi hanno dato sull'aereo (inutili, ma vabbè)...
Policeman: Alcool?
SuperFlavia: prego?
Policeman: Alcool? Ha alcool da dichiarare?
SuperFlavia: Si, Bacco, tabacco e Venere...tutto del duty free. tranne Venere, eheheh quella sono io...
Policeman: Non capisco...ha alcool si o no?
SuperFlavia: ...ehm...sì, sì una bottiglia di liquore per Paolo...e una stecca di sigarette per Pietro e...
Policeman: Motivo della visita...
SuperFlavia: Studente in visita e ricercatrice
Policeman: studente o ricercatrice?
SuperFlavia: ehm.. tecnicamente entrambe...
Policeman: no! pùò sceglierne una, solo una...
SuperFlavia: in che senso?
Policeman: ...
SuperFlavia: ok...studente.
Policeman: e la pagano per stare qui?
SuperFlavia: e certo!
Policeman: Come la pagano?????!!!!gli Stati Uniti d'America la finanziano?
SuperFlavia: no...gli Stati Uniti no...
Policeman: il biglietto chi gliel'ha pagato?
SuperFlavia: e me lo sono pagato io...
Policeman: chi le ha dato i soldi???!!
SuperFlavia: senta, non capisco che vuole sapere.
Policeman: a lei chi la paga?
SuperFlavia: la mia università.
Policeman: allora è ricercatrice!
SuperFlavia: come lei preferisce, signor poliziotto..mi sta facendo venire il giramento di capa...
Policeman: Ha un biglietto di ritorno?
SuperFlavia: no.
Policeman:  come no????!!!!

(le restrizioni in America per chi vuole rimanere e "rubare lavoro" seguono un codice parafascista)

SuperFlavia: tecnicamente non ce l'ho...cioè devo fare il check in il 25 di settembre e lì emetteranno il biglietto e quindi lo avrò fisicamente tra le mani. Quello che ho ora è una sorta di biglietto elettronico che mi ha dato l'agenzia di viaggi online dove ho comprato il passaggio aereo...
Policeman: va bene ..va bene.. metta le 4 dita della mano sinistra... la sinistra signorina!!!! e il pollice... e le quattro dita della mano destra...e il pollice... guardi nella webcam.... bene... se ne vada...
SuperFlavia: Amabile

Ora, capisco che a domanda semplice ---> risposta semplice.
ma le domande non erano proprio precise precise...
comunque...

La casa non è male. Un appartamento di 4 stanze, due bagni, una cucina molto grande, un salone e un porche, ossia una terrazza con un salottino all'aperto.
Il problema è il caldo...fa un caldo che ti impedisce di pensare.
Sudi anche se stai fermo.
Difatti, nel mio primo giro a Harvard ho avuto la mia prima insolazione.
E prendere un'insolazione a Boston è da barzelletta!

Il Campus di Harvard mi è piaciuto... ma mi aspettavo qualcosa di più, come dire, qualcosa di più imponente.

I compagni di casa di Pietro sono piacevoli.
C'è una ragazza di Salerno, si chiama Chiara e un ragazzo che assomiglia a sidney porier che non ricordo bene come si chiama.

Ovviamente a causa del caldo infernale non ho neanche avuto il tempo di avere il Jat lag perché alle 5.30 del mattino stavo sveglia, in un mare di sudore e con un principio di esaurimento nervoso. Sono andata a fare colazione. Si era svegliato anche Sidney Potier ed è venuto a fare colazione con me.

Ora, mamma e papà che mi conoscono e anche amici e amori sanno che io, al mattino, sono un Troll...
non mi si deve parlare prima del caffè perché grugnisco invece di rispondere e devo stare almeno 20 minuti in catatonia per poter ritrovare la lucidità.
Mentre prendo il caffè questo mi guarda e fa...

- Che bel sorriso che hai ...così naturale..
- ...prego?
- ..e la tua pelle ...ma soprattutto quello che mi piace di te sono i capelli...
(NB, appena sveglia ho i capelli a "nido di rondine")
- ...ehm...ci conosciamo da 15 minuti e già mi stai mettendo in imbarazzo? Bel modo di cominciare Kunta Kinte!! Comunque non sono abituata a ricevere i complimenti appena sveglia alle 6 del mattino...
- C'è un momento preciso in cui ti fanno i complimenti? -dice sorridendo
- Sì. ...Mai!

poi si rende conto che è in ritardo e dice: ok! so...we are connected...
e se ne va.

Connected? Ma che stai, in Avatar?

Vabbè, dopo la proposta, Harvard e l'insolazione ho fatto la spesa e cucinato la paella.
Perché io sono furba: so che questa gente mangia cibi di plastica e per farmi volere bene, gli ricordo che a parte dello stomaco hanno il palato.
Difatti ho spaccato. Solo che abbiamo mangiato a lume di candela perché l'eccesso di calore, ergo condizionatori a palla (che noi non abbiamo: questa casa è un forno) ha fatto saltare la luce in tutto il vicinato provocando panico e attacchi d'astinenza da tecnologia giacché, ovviamente, erano saltati TV e routers e la gente s'è isterizzata: per la prima volta dal Millennium Bag ha dovuto alzare la testa dal monitor.
E bisogna capirli: non sono abituati ...

Ad ogni modo ho avuto la possibilità di tastare un po' di "real american way of life": a parte le bandiere, le macchine enormi e la faccia bianca bianca della gente, ogni due o tre case c'è una etichetta con la bandiera ammericana sulla porta d'entrata. Ci sono due varianti: una dice "9/11 we'll never forget" e l'altra "freedom is not free" ossia, la libertà non è gratis o la libertà si paga. Ma siccome "free" significa anche "libero/a" potrebbe dare adito ad una seconda interpretazione (se già la prima non fosse abbastanza terrificante)  e cioè: "[qui] la libertà non è libera". Ed ho il sentore che sia vero.

Ammerica dalla A alla Z ...

Ho deciso di trasferire il diario nordamericano qui sul pispolaio.
Buona lettura.

8 abr 2009

Terremoto: voce del verbo sdrammatizzare

È interessante. Leggo una cronaca del 1951 di Enzo Biagi. Coincidenza sì, coincidenza no, l'articolo tratta dell'alluvione del Po che avvenne quell'anno. Nulla di più attuale se comparato con gli avvenimenti abruzzesi.
Leggo, leggo e nonostante il racconto emozionato e tragico del giornalista mi viene da sorridere.

Sono passati 58 anni e non esiste, o per lo meno finora non l'ho letta, una descrizione tanto accurata e ironica della presenza politica nei territori devastati da una catastrofe.

Gli onorevoli arrivano sempre sul luogo del disastro. Anzi: arrivano tra i primi. [...] Essi comprendono i bisogni del popolo, i problemi di idraulica e la questione elettorale. Incitano, si compiacciono e segnalano. [...] L'onorevole accarezza i bambini e prende nota delle necessità. Poi, se ha una spiccata coscienza sociale, protesta. [...] Tutti vogliono bene all'alluvionato, tutti desiderano condurlo da qualche parte, alla cellula, in canonica o, nella migliore delle ipotesi, in indipendenti ricoveri appositamente allestiti.
Enzo Biagi. Io c'ero.

Dopo 58 annila situazione non è cambiata. Non totalmente.
Si accarezzano i bambini, si ascoltano i lamenti delle donne, si incrocia lo sguardo duro e vuoto degli uomini e quello stanco dei soccorritori. Il presidente Napolitano andràa domani sui luoghi del disastro. Benedetto XVI dopo Pasqua. Berlusconi e Franceschini già sorvolano come avvoltoi le zone colpite. In più si sdrammatizza...

Berlusconi a las víctimas: "Es como un fin de semana de acampada"

Io credo che sia impazzito del tutto.
Se si dà uno sguardo alle foto dall'alto si nota qualcosa di peculiare. Alcune case sono intere. Interissime. Altre devastate. Macerie. E si parla (finalmente) di speculazione edilizia.
Solo ora. Solo adesso. A disgrazia avvenuta. Quando i cantieri erano all'opera e i materiali erano di seconda mano si taceva.
E si tirano le somme: qual è il prezzo della speculazione in Italia? Mah, un 250 morti...per ora.

C'è un appello su l'Unità.
Io l'ho firmato.

30 mar 2009

Informazione Informazione (you can, too. But on demand...)

L'Italia.
Questo piccolo grande paese.
(vi possino ammazzare...)

Sono un po' perplessa. Ho preso contatti con un giornale per poter scrivere articoli e ottenere, finalmente, questo benedetto tesserino che mi permetterà di accedere all'esame da giornalista.
Il giornale non è dei più rinomati, ma si sa...oggi sei incudine, domani martello. L'importante è non arrendersi mai (anche se si è stanchi).

Scrivo alla redazione una mail graziosa, coincisa ma esaustiva, di cui riporto un paio di passaggi:
[...]avrei piacere di poter collaborare con voi. [...] sono ricercatrice all'Università di Cádiz in Spagna, [...] programma di dottorato in Migrazioni Contemporanee dentro del quale mi occupo di reti criminali, politica, manipolazione dell'informazione ed immigrazione.[...] resto in attesa di Sue notizie e La saluto cordialmente [...]
mi rispondono subito, dicendomi che il Lunedì (oggi) il direttore del giornale mi avrebbe contattata, blablabla...
Bene. La risposta non tarda ad arrivare.
Ore 13.30. New mail in your mailbox.
Controllo.

Gentile Flavia,
la signora XXX mi ha detto dela sua passione per il giornalismo e della possibilità di offrirle uno spazio autogestito dove parlare della Spagna, delle strutture, degli itinerari utili ad invogliare ad andare lì. La pagina intera al giornale viene a costa 300 euro al mese che lei potrebbe recuperare attraverso pubblicità che le strutture sono interessate a promuovere o a pacchetti turistici. Fatturando il tutto ovviamente (Iva all'estero non si paga). Per il tesserino non c'è problema, basta che la residenza sia a Napoli.
Mi faccia sapere e ci organizziamo con il primo numero raggiungibile ch dovrebbe essere quello di maggio perchè aprile è chiuso, a meno che non c'è la possibilità di avere strutture subito interessate e vediamo di trovare lo spazio..
Mi faccia sapere
Cordialmente
XXX
XXX
...dela mia passione?
spazio autogestito dove parlare della Spagna, delle strutture, degli itinerari utili ad invogliare ad andare lì?
prego?
forse non mi è chiaro. So che l'immigrazione è un grosso problema in Italia...ma anche qui in Spagna non si scherza, eh? certo...le strutture sono un po' più curate delle nostre, ma addirittura invogliare a scegliere Algeciras invece di Lampedusa...e chi sono io per poter far ciò...??!! Ah.. beh, forse non ci siamo capiti, per chi mi ha preso??? Per Syusy Blady?

La pagina intera al giornale viene a costa 300 euro al mese che lei potrebbe recuperare attraverso pubblicità che le strutture sono interessate a promuovere o a pacchetti turistici...
al giornale costa 300 euro? ...recuperare? Pubblicità?
Mi scusi. Siamo nuovamente vittime di un quid pro quo.
Io scrivere...
S C R I V E R E ...
no agente pubblicitario che cerca soldini per suo giornale, io no commerciale,
N O C O M M E R C I A L E...
SCRIVERE sì, COMMERCIALE no.

perchè aprile è chiuso, a meno che non c'è la possibilità di avere strutture subito interessate e vediamo di trovare lo spazio...
il perché vuole l'accento verso destra...
ma soprattutto le assicuro che nessuno la denuncerà se utilizza un congiuntivo...*che non ci SIA*...e vedremo...

ed io dovrei scrivere per Lei, razza di bifolca bovara della lingua italiana? Brutta scioperata lazzarona, lercia mignatta (e anche mignotta) dell'informazione...io pago (o finanzio) e posso scrivere tutte le minchiate che mi vengono in mente?

Cordialmente...???
Ma cordialami sta minchia, va!

(che rabbia)

27 mar 2009

Se non siamo ancora stanchi, non ci stancheremo mai...(i mille volti di una medaglia bidimensionale)

Modena City Ramblers - La banda del sogno interrotto

La duplicità di questa affermazione mi affascina.

...Se non siamo ancora stanchi, non ci stancheremo mai.

Dove ci si situa?

Bene. L'allergia continua inesorabile a straziarmi parti consistenti di corpo. Il che mi fa pensare al karma, al formaggio e alla russia post-gorbacioviana. Non so perché. Il cervello è complesso, la psiche è un mistero e anche le mie connessioni neuronali. Mi sveglio come in un postsbornia, mi gratto e vado farmi la doccia. Mi gratto e faccio colazione. Mi gratto e leggo il giornale.Mi gratto. Migro al lavoro e mi gratto.
Mi gratto sempre.

Scendo a far colazione, l'unico momento nel quale non mi gratto perché con una mano stringo la tostada, con l'altra sorseggio il caffèlatte e leggo "La scomparsa dei fatti".

«I fatti separati dalle opinioni.» Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: «Niente fatti, solo opinioni». I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto.
Con i fatti, no.
(prefazione Marco Travaglio-La scomparsa dei fatti)

Come ben diceva Orwell: Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire. Ovviamente dagli anni 70 in poi questa premessa è andata modificandosi fino ad arrivare, in Italia, alla seguente situazione (e prendo in considerazione solo i periodici nazionali a tiratura più elevata):


Bella situazione. Il mito del non avere tempo. È questo che perpetua il dilagarsi dell'opinionismo.
E anche il monopolio delle testate giornalistiche aiuta.
E aiuta a nascondere i fatti. Ma chi è che li nasconde?


C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato,sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.

C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.

C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.

C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.

C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.
C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.
C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.


C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.


C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.

C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.

C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.
C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.

C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.

C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi.

C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c’è gente che pagherebbe per vendersi».
(prefazione Marco Travaglio-La scomparsa dei fatti)
Leggendo, mi viene in mente "Qualcuno era comunista" di Giorgio Gaber.
È così difficile mantenere la propia integrità, e non solo quella politica... è che, alla fine, gli sconti si fanno a tutti, anche quando sei amico della Signora Rinascente. Si declassa il crimine, l'immoralità, la facinorosità con una battuta ironica e un "eh vabbè, quello è fatto così!". Si giustifica, perché il porco cervello che ci accompagna è abituato a farlo, è abituato a giustificare e giustificarsi.
Non è l'elogio dell'integralismo. Ognuno ha il diritto di sbagliarsi. Ma perpetuare lo sbaglio, calpestare diritti e vie legali, non è concepibile. Si sbaglia, si paga.

Nel bel film Il Divo, Paolo Sorrentino fa dire ad Andreotti: Cristo disse di porgere l'altra guancia. Ma è pur vero che Nostro Signore, nella sua infinita intelligenza, di guance ce ne ha date solo due.

E allora significa che siamo in un loop. Che ci stanno caricando di mazzate sulla stessa guancia da 50 anni e che come in un grammofono scassato non riusciamo a girare il viso e, perlomeno, cambiare lato...non dico smettere di essere mazziati, solo cambiare la guancia (e sperare che ci si stanchi prima o poi).

E mi gratto. Stavolta in testa.

Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
(la fattoria degli animali-Orwell)
Ascolto la canzone parafrasandola nella mia mente e penso: Stanchi, no... non siamo stanchi. Non siamo stanchi di incassare...

18 mar 2009

Femminile Singolare

Cittadina Europea.
Italiana.

C'è vento qui a Cádiz.
Soffia il Levante da un paio di giorni...è freddo, pungente, alquanto fastidioso. Non riesco a girare le pagine de El País. Ci rinuncio. Fermo a pagina 4 il tutto, piego il giornale e:

NI MIEMBROS NI "MIEMBRAS"
(trad.) Il Parlamento Europeo propone un rigido manuale di stile per porre fine, una volta per tutte, all'uso sessista della lingua"
mumble, mumble... a parte il patchwork mentale a tre variabili (membri, Parlamento, Membri del Parlamento) che mi sovviene pensando al titolo: ma l'uso sessista della lingua non era qualcosa di piacevole con un buffo nome latino che poteva terminare in *azio o *ingus?

Leggo l'articolo e riporto le parti salienti:

[...]perché il linguaggio sessista tende a sottolineare che uno dei due sessi è superiore all'altro. [...] l'uso del generico maschile può creare confusione e ambiguità e dar luogo ad una mancanza di visibilità della donna.
A questo punto la domanda interessante è: come donna, il generico maschile, mi lede? Sono o non sono discriminata da questa che, agli occhi dei più, è unicamente una quisquiglia linguistica?

Sì. Effettivamente sono indignata!
Queste menate non so se femministe o pseudotali, di pari opportunità o di genere mi fanno schizzare i coglioni nella mesosfera.
È una delle forme più luride e contemporaneamente idiote di (auto)ghettizzazione.

Io non mi sento discriminata se un prete dice "pace in terra agli uomini di buona volontà" invece di "pace in terra agli uomini e eeeeerrrrgh alle donne eh?!! anche alle donne di buona volontà". o perché la maggior parte dei mestieri finisce in "o".
Non è il genere che mi fa più capace (o meno).
Al limite, il genere contribuisce a farmi più bella...ma solo per via delle tette,

Bella la lotta femminista. Il corteo di sangue e lacrime di commozione dell'8 Marzo. Ora sì, ce l'abbiamo fatta.
Vittoria! Il nome collettivo ci salverà.

Non si dirà più membro o membra del parlamento, ma gente che lavora nel parlamento.
Non più spazzino e spazzina, ma persone che lavorano nell'ambito delle pulizie.
Niente medico né medichessa, ma persone che lavorano nella sanità.
Ma considerando tutte le persone che lavorano nella sanità...non ci sarà un po' di confusione nel momento in cui si cerca uno/a specialista specifico?

per me, bah..
italiana.
ricercatrice.
fiera del mio triangolino peloso che mi fa diversa dai maschietti.
Non meglio, né peggio. Diversa, semplicemente e naturalmente diversa.
Ma con gli stessi diritti.

Ma quando finiremo di occuparci del contenitore per badar di più al contenuto?
(mi piace finire con una domanda retorica)

No, aggiungo una postilla alla pispola.
Una piccola ciliegia sugli eventi di Roma 3 suggeritami dall'inviato speciale deFra-mmentodiséstesso...
Gruppi neofascisti o neonazisti, hanno tappezzato l'Università con manifesti inneggianti alla rinascita del Reich ..bla bla bla. Uno dei manifesti diceva:
EIN FOLK
EIN REICH
EIN FUHRER

EIN FOLK...
(e qui ci sta tutta Rawhide cantata dai Blues Brothers)

VOLK...UN POPOLO...si dice VOLK non FOLK!
schtupidi fascistelli. Parafrasando il deFra:
prima i libri e poi la spranga!

E da parte mia, Rawhide

Rollin rollin rollin
Though the streams are swollen
Keep them doggies rolling
Rawhide
Rain and wind and weather
Hell bent for leather
Wishing my girl was by my side
All the things Im missin
Good victuals, love and kissin
Are waiting at the end of my ride
Move em on (head em up)
Head em up (move em up)
Move em on (head em up)
Rawhide
Cut em out (ride em in)
Ride em in (cut em out)
Cut em out (ride em in)
Rawhide
Keep movin movin movin
Though their disapprovin
Keep them doggies moving
Rawhide
Dont try to understand them
Just rope, throw and brand them
Soon well be living high and wide
My hearts calculating
My true love will be waiting
Be waiting at the end of my ride



come dice Seb: "ASTA la victoria, Ziempre!"